Il vino di Cristiana domani a casa!

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Vini naturali o Ancestrali?

Il dibattito sui vini “naturali” – definizione merceologica non prevista dalla legge italiana, quindi non utilizzabile su etichette e materiale vario – continua a dividere il mondo enologico italiano, tra convinti sostenitori della supremazia dei vini eleganti, impeccabili e – per qualcuno troppo – “costruiti” in cantina e chi invece preferisce trovare nel bicchiere un vino unico, inconfondibile, magari imperfetto ma che rispecchia il territorio in cui nasce e la mano di chi lo fa.

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I vini di Cristiana appartengono senz’altro a questa seconda categoria, ma certo non per seguire la “moda” scoppiata negli ultimi anni, e soprattutto nei casi più felici, dove tutto è andato come voleva lei e la natura – incluse le condizioni atmosferiche, la qualità delle uve etc – si è rivelata benevola, vanno anche oltre. Sono vini che qualcuno definisce “ancestrali”, che riportano a sensazioni uniche, a un modo di bere vino senza epoche e senza manierismi, fatto solo di puro piacere. Una piccola produzione – parliamo di circa 10.000 bottiglie in un anno fortunato come questo 2015, lo scorso anno per cause ambientali erano state molte di meno – seguita con attenzione maniacale, dalla vigna (soprattutto) alla cantina, ma praticamente senza quasi nulla di “aggiunto”. «Lavo l’attrezzatura con il bisolfito – ci spiega Cristiana davanti a un bicchiere di vino e a un semplice pasto a base di pane, olio e formaggio, ma di quelli che non ti scordi per la bontà dei prodotti e per il piacere della compagnia – ma per il resto non metto nulla nel vino: non aggiungo solfiti, non chiarifico, non filtro… Ho sempre fatto così, per me il vino è questo». Per dare più acidità ai vini bianchi, rendendoli ancor più intensi e “verticali”, tanto per dire, invece di aggiungere acido tartarico come fanno in molti lei raccoglie anche le “reste” – i grappoli d’uva ancora non matura che solitamente vengono lasciati sui filari – e le aggiunge in vinificazione. Ovvio che tutto questo richiede non solo molto più lavoro in vigna – che va seguita, accudita, senza riempire le piante di prodotti chimici – ma anche più attenzione in cantina: non è permesso sbagliare e poi correggere, qui si lavora direttamente in “bella copia”. E quando va tutto bene, il risultato è spettacolare.