Cristiana Galasso

Cristiana Galasso è una giovane donna minuta dagli occhi di un azzurro limpido e le gote arrossate, non per il troppo bere ma per il freddo o per lo sforzo dovuto al lavoro nei campi o in cantina. Ed è soprattutto una vignaiola come ce ne sono pochi in giro, a prescindere dal genere. Vive in una roulotte accanto alla cantina – pochi metri quadri nel mezzo del piccolo terreno alle porte di San Valentino in Abruzzo Citeriore dove il padre aveva impiantato una piccola vigna di cui purtroppo non ha fatto in tempo a vedere i frutti – perché ha più a cuore il benessere dei suoi vini che quello suo.

Le uve

Le uve che Cristiana utilizza per i suoi vini sono diverse e hanno diverse origini: il montepulciano da cui ottiene l’affascinante Cerasuolo e i due rossi cresce nei dintorni, e in un piccolo vigneto a Tocco di Casauria, dove c’è anche trebbiano, mentre le uve bianche arrivano soprattutto dal vigneto di Pratola Peligna che ha preso in affitto – e riportato in vita, nonostante le condizioni di abbandono in cui versava – nel 2011.

Ancestrali o naturali

Il dibattito sui vini “naturali” – definizione merceologica non prevista dalla legge italiana, quindi non utilizzabile su etichette e materiale vario – continua a dividere il mondo enologico italiano, tra convinti sostenitori della supremazia dei vini eleganti, impeccabili e – per qualcuno troppo – “costruiti” in cantina e chi invece preferisce trovare nel bicchiere un vino unico, inconfondibile, magari imperfetto ma che rispecchia il territorio in cui nasce e la mano di chi lo fa.

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