Acquista

Il tartufo fresco di Angelo domani a casa!

Schermata-2016-07-07-alle-18.11.23

Il cane da tartufo, oltre a un compagno insostituibile e prezioso, è lo strumento principale del tartufaro: perlustra il bosco annusando ed è in grado di individuare dove si trova, sottoterra, il tartufo ma solo se è ben maturo.

Così facendo aiuta anche a preservare il bosco e a garantire che i tartufi ancora acerbi possano arrivare alla giusta maturazione senza perdere il loro potenziale riproduttivo.
Tocca sempre al cane la vera operazione di cavatura, scavando con muso e zampe fino a raggiungere il prelibato tubero.
Ci sono due scuole – spiega Angelo – c’è chi permette al cane, come ricompensa, di mangiare i tartufi più piccoli e meno pregiati, per renderlo ancora più deciso nella caccia, e chi invece non glielo fa mangiare e gli dà qualche altro cibo come ricompensa. Io preferisco la seconda via e ai miei cani insegno a non mangiarlo.
Un buon tartufaro, infatti, deve essere prima di tutto un ottimo addestratore: anche in questo caso, si tratta di un vero mestiere che però non ti insegna nessuno, e va affinato giorno dopo giorno costruendo quel rapporto di fiducia e rispetto reciproci di cui parlava prima Angelo.
Le regole di base sono le stesse ma ognuno le interpreta a modo suo. Un cane già addestrato è preziosissimo, e viene venduto a svariate migliaia di euro. Secondo alcuni ci sono razze più indicate di altre, come il Lagotto Romagnolo, ma secondo Angelo più che la razza conta l’addestramento:
Io solitamente uso cani meticci, e sono bravissimi. Il cane deve capire; quando capisce, e collega la ricompensa al ritrovamento, è fatta.

Lui oggi ha 5 cani, di cui due “esperti” – Red, un bracco purosangue, e Gaia, una meticcia, entrambi di 4 anni – e tre cuccioli che stanno imparando il mestiere.
Anche se non si può uscire con più di due cani alla volta, per regolamento, è fondamentale avere sempre un possibile “ricambio”, anche perché purtroppo i cani muoiono spesso; io sono fortunato, a me non è mai successo che i miei cani mangiassero un boccone…
Quello a cui si riferisce Angelo sono i bocconi avvelenati che altri cavatori, meschini e scorretti, lasciano nei boschi per uccidere i cani “concorrenti”. Una pratica purtroppo diffusa – dovuta all’agguerritissima rivalità e ai tanti soldi che è possibile guadagnare con i tartufi pregiati – contro cui, sebbene sia in teoria facile individuare i responsabili in base alla territorialità, non viene fatto nulla.