Come riconoscere un buon olio extra vergine

Forse non sembra così semplice ma in realtà è molto facile riuscire a percepire la qualità di un olio extra vergine d’oliva (EVO) 
Ma quali strumenti abbiamo a disposizione oltre all’etichetta che ci fornisce indicazioni merceologiche e sulla provenienza?
Certo non abbiamo un laboratorio chimico a disposizione per farne delle analisi ma abbiamo uno strumento, anzi due, che ci permettono di capire inequivocabilmente se siamo di fronte ad un extravergine: naso e papille gustative!

La definizione merceologica stabilisce che un EVO debba essere privo di difetti organolettici questo significa che, sia all’olfatto che al gusto, non debbano esistere sensazioni negative, i cosiddetti difetti.
Ma quali sono questi difetti? E’ facile riconoscerli?
Già all’olfatto, se sono presenti, si individuano molto facilmente, ma quali sono?
Odore di muffa, di acido acetico o avvinato e rancido sono i difetti che tutti sono in grado di riconoscere.
Ce ne sono altri (riscaldo, morchia ecc.) che probabilmente non si è in grado di definire ma basta tener presente una regola fondamentale:
l’extravergine è estratto dall’oliva con un procedimento meccanico che è un frutto e quindi il suo profumo ed il suo gusto devono avere un profumo ed un sapore che non “inquinato” da odori e gusti che non ricordano il frutto stesso.
Ma che sapore e gusto ha un’oliva? Se vi capita, provate ad aprirla con le dita ed ad annusarne l’odore, poi strisciatela sulla lingua. Vi accorgerete che il frutto è amaro e piccantino con una intensità nell’olio di questi due elementi, che è funzione di tanti fattori che vanno dall’epoca di raccolta alla varietà delle olive (in Italia se ne contano 600!), alla zona di produzione, al sistema di estrazione.
Per concludere un buon extra vergine come deve essere?
Amaro e piccantino e con un profumo che ricorda un frutto fresco.
Sì, ci siamo, tutto qua!

Olio extravergine Tratturello

Confezioni a partire da 12,00